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Omofobia, abitudine quotidiana.

giugno 12, 2010

Rimango ogni giorno di più sbalordito di quanto sta avvenendo nel nostro paese. L’illegalità ormai passa indifferente e si manifesta sempre più assiduamente. Ovviamente inutile dire che la lotta all’mofobia oramai è una lotta che i gay, noi gay combattiamo in solitaria. Siamo arrivati all’ennesimo pestaggio, questa volta a Padova, due giovani ragazzi sono stati picchiati senza motivo. O meglio per due buone ragioni secondo i delinquenti: erano vestiti da comunisti e per di più erano grandi froci! Cosa dire. Solo che il sig. Berlusconi insieme alla lega ovviamente non hanno fatto nulla, anzi continuano a gettare benzina sul fuoco. Basta ricordare che berlusca parla dei comunisti come dei mostri presenti in tutto il paese. Tutto è colpa del comunismo. Spesso poi tende a sottolineare la presenza dei culattoni nel centro sinistra o viceversa a dimostrare la sua virilità (da viagra oramai) sminuendo la comunità omosessuale. Sentendo poi i vari appellativi che i leghisti han saputo darci negli anni, non mi stupisco se un giorno ci scapperà il morto e nonostante tutto nessuno farà niente. Questo paese va indietro. Non siamo nel 2010, siamo in un revival del medioevo. La chiesa ordina sempre di più. Il potere tende a omologare tutto e a togliere le differenze. Iniziano le censure e i silenzi alla stampa. L’UE ci guarda preoccupati….e tutto però va bene nel nostro paese. Mi chiedo cosa altro deve succedere per diventare di nuovo padroni della nostra terra. Ma non padroni in senso “volgare”, ma padroni di una consapevolezza di civiltà che oramai è persa….qui sotto l’articolo per intero tratto da il mattino di Padova.

PADOVA. «Oltre che merde siete anche froci». Merde sta per «comunisti», per via dell’abbigliamento. Froci sta per «gay», visto che Enrico e Matteo stavano passeggiando abbracciati. È bastato questo a far scattare la violenza, mercoledì notte, quando due ragazzi gay sono stati brutalmente picchiati in largo Europa, davanti al «P.Bar».

Dopo i casi di Roma, anche Padova ha il suo rigurgito di omofobia. Matteo D., 27 anni e Enrico B., 31 anni, entrambi padovani, quasi stentano a credere alla situazione in cui si sono trovati nella loro città. E a due giorni di distanza il pensiero di ciò che è successo fa più male degli ematomi. Dopo essere stati in pronto soccorso (8 giorni di prognosi a testa) i due sono corsi a denunciare l’episodio negli uffici della Digos.

IL RACCONTO. «Stavamo passeggiando lungo via Matteotti per raggiungere via Giotto – raccontano – erano circa le 3 di notte. Siamo passati davanti al locale P.Bar e abbiamo visto che c’erano alcune persone sedute ai tavolini. Camminavamo abbracciati, quando abbiamo sentito ripetere per ben tre volte a voce alta la frase: “Oltre che merde siete anche froci”. A quel punto ci siamo fermati e abbiamo chiesto a quelle persone se ce l’a vevano con noi». Così è scoppiato il finimondo. «Uno di loro si è alzato e ci ha raggiunto – ricorda Matteo – dopo averci spiegato che ci considerava comunisti per il modo in cui eravamo vestiti, mi ha sferrato un pugno al viso e mi ha rotto la lente degli occhiali da vista». «Ha colpito anche me – racconta Enrico – infatti ho un dente che “dondola”. Poi mi ha colpito anche un calcio. A quel punto sono corsi lì vicino anche i suoi amici e hanno iniziato dirci di andare via, perché se restavamo lì era peggio per noi. A fatica siamo riusciti a sottrarci da quella furia, e a raggiungere finalmente via Giotto, dove ci siamo fermati a telefonare alla polizia. Purtroppo quando è arrivata la volante, al P.Bar non c’era più nessuno».

LA DENUNCIA. I due ragazzi giovedì mattina sono corsi in ospedale a farsi medicare. Gli occhiali da vista mandati in frantumi hanno causato una ferita all’occhio destro di Matteo. Ieri mattina invece hanno dovuto raccontare tutto ciò che è accaduto negli uffici della Digos. «L’aggressore aveva tra i 25 e i 27 anni, capelli corti, italianissimo. Abbiamo avuto l’impressione che fosse un ragazzo aderente ai gruppi di destra. In questura ci hanno fatto vedere alcune fotografie. Ora speriamo che le telecamere della zona abbiamo ripreso la scena e che in qualche modo si possa risalire alla sua identità».

ATTONITI. «Siamo gay e giriamo assieme ormai da tempo, ma una cosa del genere non ci è mai successa. Padova è una città aperta, quel che è successo è molto strano. È una anomalia. Di certo non ci faremo spaventare e continueremo a passeggiare abbracciati, ancora più di prima. Non abbiamo paura»

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