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6 domande a Mauro Cioffari.

giugno 14, 2010

Pubblico qui di seguito la prima di alcune interviste che sono intenzionato a fare a persone che  sono attive nella vita quotidiana in vari ambiti.

Oggi ad avermi concesso gentilmente le sue opinioni è stato Mauro Cioffari, attivista nel mondo GLBTQI e gestore del sito di Gayroma.it.

1) Mauro, sei una persona attiva nella vita della comunità GLBT romana, fondatore di gayroma.it, hai fatto della tua presenza un punto costante e fermo per molte persone. Da dove viene questa tua voglia di attivismo?

– Ho da poco compiuto 40 anni. A 20 anni ho fatto coming out in famiglia e tra gli amici. Una scelta, quella di dichiararmi, accolta con rispetto e comprensione. Non credo di essere stato una persona coraggiosa. Mi ritengo, più semplicemente, una persona fortunata. Fortunata ad avere una famiglia e degli amici accoglienti. Da quel momento ho deciso di non vivere più nell’ombra e di “spendere” questo mio “vantaggio” anche per gli altri. Ho compiuto errori, è vero, ma sempre in buona fede. Dal 2000 gestisco il sito GayRoma.it. Un tentativo, credo riuscito, di “sparigliare” le carte all’interno del movimento LGBTIQ. Ho avuto alcune esperienze politiche concretizzatesi in candidature alle elezioni amministrative (PDS, DS e Rifondazione). Non sono mai stato eletto, ma vivo lo stesso una vita gratificante e ricca di affetti. La politica e l’impegno sociale sono una passione che nutro e coltivo fin dall’adolescenza. Ho un buon lavoro che mi soddisfa pienamente (capoufficio all’Atac).

2) Negli ultimi giorni stai fortemente pubblicizzando una sorta di “No” al Gay pride di Roma. Hai ovviamente espresso più volte le ragioni per cui sei contro, quindi inutile al momento sarebbe porti una domanda su questo. Però viene ovviamente da chiedersi quale sia l’alternativa al gaypride, ovvero verso quali orizzonti deve cominciare a muoversi la nostra comunità gay secondo te?

– Più che un no al “Roma Pride 2010” il mio è un no a questo tipo di Pride. Un altro Pride è possibile soprattutto se si pensa che delle 4 associazioni che organizzano il Pride capitolino, quest’anno, 2 sono dichiaratamente di Destra mentre le altre due hanno invitato Alemanno al Gay Village applaudendolo, hanno sostenuto Rutelli alle ultime elezioni amministrative e strizzano l’occhio alla Polverini. Un conto è relazionarsi con le amministrazioni, anche quelle di destra, per permessi, patrocini e/o altro. Altra cosa è legittimare politicamente questa maggioranza di Destra con richieste al ribasso. Chi lo fa, e lo fa anche a nome nostro, delegittima la nostra lotta e si accontenta di un piatto di lenticchie. Le associazioni promotrici del Pride di Roma non sono alternative e vivono un profondo conflitto di interessi. Da un lato cercano di cavalcare l’insoddisfazione e la rabbia delle persone LGBTIQ, dall’altro chiedono finanziamenti, patrocini e fondi alle amministrazioni di Destra (come a quelle di Sinistra). Vorrei un Pride capace di intercettare e dare risposte alle richieste di lesbiche, gay, transessuali, bisessuali, intersessuali e queer. Un Pride che restituisca dignità a tutte e a tutti. Per queste ragioni ho aderito e parteciperò, assieme ai sottoscrittori del documento “Roma Pride 2010: noi non ci saremo” al Pride Nazionale che si terrà a Napoli il 26 giugno.

3) Hai in qualche modo criticato il soggettivismo presente in associazioni come Di Gay Project o Arcigay. Ovvero hai criticato la loro malleabilità nei confronti dei rappresentati del centro destra e il loro essere presenti solo davanti ai riflettori. Due domande allora: 1) Una politica più radicale e meno contrattuale dunque secondo te porterebbe più frutti rispetto a una posizione mediata e debole? Non aumenterebbe solo lo scontro tra chi già a fatica ci vuole riconoscere i diritti? 2) Come poter in qualche modo far capire ai vari capi delle associazioni che in realtà solo l’essere uniti ci porta avanti?

– Credo sia arrivato il momento, dopo anni di lotte al ribasso, di dire no e di denunciare chi, sulle nostre battaglie continua a speculare. La conflittualità con le “istituzioni” non è un fine, ne sono ben consapevole. Per quanto mi riguarda è una pratica politica. Associazioni, movimenti e gruppi devono intercettare i disagi e dare risposte ai bisogni dei cittadini. Non credo che tali bisogni possano ridursi a più polizia nelle strade e a qualche telecamera al Gay Village. Flirtare con l’amministrazione Alemanno e l’amministrazione Polverini serve semplicemente ad accreditarsi come interlocutori credibili. Non fa fare un passo in avanti, nell’ottenimento di diritti, alle persone LGBTIQ Ricominicamo dalle nostre convinzioni personali senza sottostare al ricatto, che è sempre nell’aria appena si dissente, di spaccare il movimento. L’articolazione del movimento, se dialettica, è positiva.

– Le realtà che oggi “cavalcano” il Pride capitolino, essendone gli organizzatori, negli anni scorsi non aderivano al Comitato promotore, oppure vi aderivano non contribuendo economicamente e fattivamente alla realizzazione degli eventi. Nel 1998, Arcigay Nazionale arrivò a boicottare il Pride di Roma organizzando micro pride nei circoli di quelle città dove vi erano sedi. Imma Battaglia, “paladina” dei diritti civili di gay, lesbiche e trans, fondatrice del Gay Village (utopia transitoria di una falsa emancipazione) sosteneva fino allo scorso anno che i Pride erano uno strumento inutile. Inutile forse per lei. Dopo il 3 luglio, dopo il “Roma Pride 2010”, sarà necessario, a mio avviso, che le associazioni, i gruppi, i movimenti e i singoli interessati ad un percorso di emancipazione e liberazione delle persone LGBTIQ il più possibile unitario, si incontrino di nuovo. Per fare chiarezza, per fare autocritica (se necessario) e per comprendere quale strategia adottare da qui ai prossimi anni. Ma l’ecumenismo forzato nemmeno in questo caso, è bene ricordarlo, paga. Se per alcuni il percorso di emancipazione e di liberazione passa attraverso gli applausi ad Alemanno, le strizzate d’occhio con la Polverini, il sostegno alla candidatura di Rutelli a Sindaco della città di Roma, la Gay Street, il Gay Village, la difesa pedissequa di interessi commerciali, la “contaminazione” con una destra “sorda” clericale e fascista, la promozione di un nuovo “pensiero debole” anti ideologico che sa tanto di qualunquismo, di populismo e di opportunismo, le strade continueranno ad essere divise. Consapevoli, tutti, di lavorare, ognuno a modo suo, per lo stesso fine. Almeno spero. Per quanto mi riguarda, e credo di non essere il solo a pensarlo, la nostra emancipazione e liberazione sarà raggiunta attraverso la “contaminazione” vera della società. Attraverso quei tanti micro pride che ogni giorno, ragazze e ragazzi fanno, spesso in totale solitudine, in famiglia, a scuola, nel gruppo dei pari, tra colleghi e amici. E per questo non c’e’ bisogno di finanziamenti, di svendita delle proprie idee, di compromessi al ribasso, di elaborazioni teoretiche. A loro dovremmo pensare più spesso. Da loro dovremmo cominciare ad imparare.

4) Ho partecipato a varie manifestazione della WHAD, gruppo libero e indipendente a nato dopo gli attacchi omofobi dello scorso anno. Sono rimasto molto amareggiato della scarsa presenza dei giovani i quali sembrano partecipare solo se alla fine si balla e beve (vedasi la prima manifestazione Arcigay dopo le aggressioni del Village). Siamo una minoranza nella minoranza a voler far sentire la voce?

– Siamo la generazione che vive il “Gay Village” e la Gay Street come momenti di liberazione. Per quanto mi riguarda sono utopie transitorie di una falsa emancipazione. Una “vittoria” che odora di fallimento. Dall’utopia di cambiare il mondo il movimento omosessuale è approdato alla voglia di normalità. L’orizzonte è diventato l’omologazione, gli interlocutori applauditi Alemanno e la Polverini.

5) Anche l’Islanda ha approvato i matrimoni Gay, senza opposizione e a pieni voti. Siamo rimasti solamente noi e la Grecia. Secondo te entro quando riusciremo anche noi ad avere una legge che capisca che le nostre coppie non sono di serie B?

Riusciremo a farlo quando avremo una Destra laica ed una Sinistra alternativa a questa Destra. Per ora abbiamo una Destra ed una Sinistra clericali ed un’opposizione che non è alternativa ma che semplicemente si limita a non governare.

6) Hai mai la sensazione di intraprendere una lotta contro i mulini al vento?

– Ho la sensazione di combattere una battaglia difficile ma sono consapevole che la società civile è più avanti della nostra classe dirigente. Ho la sensazione, in questi ultimi mesi, che parecchie persone LGBTIQ siano più avanti di tanti segretari e/o presidenti, alcuni dei quali a vita, di associazioni.

7) La mia ultima domanda è sempre aperta. Ovvero fatti una domanda a cui risponderti da solo. Ti lascio carta bianca. Io non sono per il bavaglio.

– Mauro, hai da poco compiuto 40 anni. Cosa ti aspetti di vedere nei prossimi 40?

– Sogno un paese ed una società dove ognuno possa essere apprezzato (o meno) per le sue capacità. Sogno una società dove l’orientamento sessuale (gay e lesbico) e l’identità di genere (trans) siano considerate varianti naturali del comportamento umano. Sogno una società di diversi con uguali diritti. Assieme a tante e tanti amic* ci sto lavorando.

Un grazie ancora a Mauro per essere stato il primo a prestare la sua voce per questo piccolo blog. A presto per altre interessanti interviste.

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2 commenti leave one →
  1. giugno 14, 2010 12:33 pm

    Grazie
    E’ bello conoscere anche il Mauro “serio ed impegnato”.

Trackbacks

  1. Sempre sul non partecipare al Gay Pride di Roma « Uguali Amori

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