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Fino a dove la libertà di parola?

giugno 16, 2010

Sono rimasto allibito e sconcertato da una signora che nel 2009 telefonando a radio Padania in 5 minuti di conversazione ha detto delle aberrazioni che meriterebbero secondo me una denuncia senza precedenti.

Il tema della conversazione è il caso Marrazzo. Bene la signora dichiara che il politico vista la crisi avrebbe potuto evitare di dare i soldi a dei transessuali, che poi appella come “dei cessi immondi e aborti della natura che portano malattie”- Premessa la grandissima ignoranza di cui gode la sottoscritta poi però tende a specificare che lei però è CATTOLICA! E di fatti nel buon stile che Cristo ha insegnato 2000 anni fa e ricordo inoltre essere morto per tali valori, la signora propone deportazione di massa dei Cinesi. Che se non hanno lavoro meritano di morire. Perchè l’Italia deve difendere gli italiani. Non aggiungo commenti, la tristezza di tale opinione puà essere spiegata solo dall’idiozia umana. Il problema è che dilaga …e a preoccupare la giustifica di tali affermazioni è che la Lega è al governo,  Come dire, autorizzati perchè tanto siamo al potere. Allego il link tratto da un altro blog per sentire l’incredibile telefonata

http://www.glbt-tv.it/?p=2503

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  1. Stefano permalink
    giugno 17, 2010 1:32 am

    La libertà di parola è fondamentale. Le parole, siano esse d’ogni tipo, buona, cattive, inesatte o precise, ci dicono in quale campo si muove il nostro interlocutore, ci permettono di comprendere il soggetto che abbiamo di fronte, da dove viene e a cosa mira. Come dimostra questa telefonata, le parole fanno anche violenza, con le parole si combatte la tacita guerra perennemente in corso nella “società civile”. Quando esisteva il proletariato, e gli operai non erano imborghesiti da canale5, questo conflitto si chiamava lotta di classe. La costante nei discorsi della gente, come la signora ascoltatrice di “Padania libera”, è la presenza netta di un “noi” (bravi, sani, onesti, credenti, lavoratori, normali) e di un “loro” (cattivi, malati, mortiferi, ladri, immorali, deviati, anormali). Laddove una volta il conflitto si combatteva tra classi per conquiste sociali, e prima ancora tra stati per conquiste imperiali, oggi una parte della società combatte per essere riconosciuta, non accolta o tollerata, ma considerata in quanto tale. Per es.: un migrante non deve essere assorbito dal contesto, deve poter rimanere se stesso, così come i nuovi generi sessuali che rompono con quelli “canonici” -e non naturali- devono mantenere la loro peculiarità, non essere ricondotti al solito dualismo M & F. Senza le libere (discutibilissime) parole della signora non potremmo identificare il codice che portano coloro che si oppongono al cambiamento in atto già da molto tempo. Questo codice si può smascherare facilmente, perché i pregiudizi sono sempre gli stessi, i discorsi possono cambiare (prima si espelle per questioni “sanitarie” la razza impura, poi si deportano i concorrenti economici), ma il meccanismo di pensiero a cui fanno capo non è cambiato. Ed è proprio smascherando le parole, mettendo in circolazione i saperi che si inizia a corrodere il modo di pensare di certa gente. Perché funzioni questa opera di resistenza permanente dev’essere continua e incessante. Contestare un torto è il primo passo, scendendo in piazza poi se ne possono fare molti altri.

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