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Non lasciatemi da solo con questo mondo o impazzisco

giugno 20, 2010

Di  S.Pilotto.

Parlo con i numeri, altrimenti qualcuno non saprebbe figurarsi quanto segue. Il World Bank Development ha calcolato nel 2008 che il 20% della popolazione del  pianeta – cioè noi bravi occidentali civili dediti alla democrazia – consuma il 76.6% delle risorse mondiali, mentre il 60% della popolazione povera ne consuma il 21.9% ed il rimante 20% di poverissimi – che vive oltretutto senza energia elettrica – consuma l’1.5%.

Primo punto, tu che stai leggendo (così come io che scrivo) vivi a danno di 4 persone che nemmeno conosci e che non potranno mai avere in vita loro nemmeno l’ombra di ciò che abbiamo comunemente (tipo un computer con connessione rapida per leggere una nota in uno dei tanti social-network), anzi, il fatto che abbiano una vita che si possa definire tale è molto improbabile.

Secondo punto, come facciamo ad essere la parte democratica dell’umanità se rendiamo letteralmente schiava la rimanente maggioranza delle persone di questo pianeta? Siamo un oligarchia organizzata, che ha stabilito che i popoli possano reggersi solo con certe istituzioni e non con altre, che possano vivere grazie ad alcuni meccanismi economici e non con altri, che esiste solo un modo di sviluppo… il nostro. E’ evidente che per mantenere il nostro tenore di vita (la coop sei tu, infinity sms, bollo auto, il caffè che ti sveglia, MP3, spray no gas, scottex, la merenda come farebbe una mamma – ma che non fa!) gli altri non possono e non devono minimamente accedere alle “nostre” risorse. Posto che qualsiasi genere di materia prima non è infinita, tirando questa coperta qualcuno rimane sempre scoperto (80 persone su 100). Ergo abbiamo bisogno della schiavitù e della miseria altrui. Nulla che quell’Anima grande di George Orwell non avesse già predetto secondo il rigore della sua onesta logica. Ciò significa che l’orrore del colonialismo non è mai finito e con esso le scuse che ci diamo per non sentirci dei parassiti globali. Una cosa da tenere a mente, specie quando pensiamo che qualcuno rischi la vita sotto un camion (sic!) o su un gommone per “venire a rubare il lavoro”. Se quindi ci dobbiamo contendere con gli altri petrolio, legname, minerali, pesce, frutta, zucchero, carta, energia, ecc., come si fa quando si è in netta minoranza ma si è ricchi? O ci si compra direttamente un governo di qualche paese ignoto o gli si fa guerra!  Dopo tutto come si è usciti dalla crisi del 1929, se non con la Seconda Guerra Mondiale! (se questo non suona abbastanza tragico e apocalittico per un sostenitore del capitalismo alzo le mani, e se sta leggendo può anche finirla qui, dubito cambi idea proseguendo.)

Terzo punto: occhio non vede cuore non duole. Il disastro del Golfo del Messico ha una portata mondiale non tanto perché un colosso petrolifero da una brutta immagine di sé (visto che ha già contatti per trivellare il mediterraneo grazie alla Libia), nemmeno perché i disgraziati dei Caraibi e del centroamerica andranno in rovina non avendo più adisposizione il loro mare per pescare ed accogliere turisti. Il fatto è che il petrolio sta sporcando la costa dei casinò di Biloxi (seconda capitale del vizio dopo Las Vegas, che modestamente ho visitato da turista consumista), inoltre rende impraticabili le spiagge della Florida, meta di ogni americano pensionato che si rispetti. Un danno analogo, se non peggiore, in termini di ecosistema e vite umane, accade in Nigeria.

Da anni nel delta del Nigerla nostra Eni/Agip preleva petrolio a danno degli abitanti, senza una manutenzione di oleodotti vecchi quanto Enrico Mattei se fosse in vita. Ogni giorno centinaia di litri di greggio si riversano nelle acque e nel sottosuolo inquinando tutto. Il pesce è nero e sa di catrame, i fumi provocano danni e bruciori agli occhi di uomini donne e bambini, l’acqua non è potabile, ma è l’unica che hanno, la terra non è coltivabile perché trasuda petrolio. Li stiamo massacrando in silenzio. Stringiamo il cappio senza accorgercene, il che è anche peggio. Ora cercate con google a proposito degli impiegati italiani dell’Eni rapiti in Nigeria e chiedetevi:chi è il terrorista?

Quarto punto: il paradigma parassitario. Già dall’incipit e dal primo punto si può ben dedurre che siamo dei parassiti. Ma come ogni sistema che si rispetti ci sono delle regole che vanno rispettate, e per quanto siano semplici è bene spiegarle.

Il termine della riflessione qui sarà la Grecia, o meglio la crisi che sta divorando il paese. Svelato il finale, faccio un passo indietro, in Cina. Quei cattivi dei cinesi fanno concorrenza sleale! Così sleale che le multinazionali occidentali stanno piano piano spostando le loro fabbriche dalla Cina ad altre aree geografiche. La prossima generazione di cinesi, infatti, sarà molto più consumista di questa,gli operai sfruttati di oggi preparano il boom economico per i loro figli, coloro i quali, nonostante una dittatura militare e comunista, saranno l’esempio del consumatore del nuovo capitalismo risorto dalle ceneri dell’ennesima crisi. Questo significa che tra qualche anno le nostre fabbriche non potranno produrre a costi vantaggiosi come ora. Si i cinesi vivono sotto dittatura, sono sottopagati, producono anche merce contraffatta, ma servono a tutte le nostre imprese che vogliono il massimo profitto con il minimo investimento.

Dato che il colosso asiatico si sta già organizzando per fare fronte ai propri bisogni, e non a quelli degli altri, noi rimaniamo con l’esigenza di continuare a consumare come o più di prima e per farlo serve mano d’opera a basso costo. Dove si va? L’Africa ci serve per le materie prime, l’Asia si sta svegliando, L’Oceania è pari a noi, il sudAmerica, salvo qualche golpe non offre molte aspettative (ma tutto può accadere), il nord America neanche a pensarlo… Cosa ci resta? Naturalmente la vecchia Europa, con i suoi paesi più poveri e/o arretrati. Se state pensando ai paesi dell’est ed ai Balcani avete indovinato.


Per la precisione quei paesi tutt’ora occupati da truppe ONU, che fino a ieri bruciavano sotto le bombe democratiche(Come quelle di Clinton nel ’96). Il paradigma parassitario ha sempre bisogno di qualcuno da sfruttare, di una società o di uno Stato controllabile, che sia in pieno potere di Banche e Multinazionali. E qui entrano in gioco i mal capitati greci, che piano piano si cerca di assimilare all’area balcanica. Un paese civile, certo, con un notevole patrimonio artistico culturale, ma che sta impoverendosi sempre di più (Per la cronaca: la Coca-Cola Company fattura più dell’intera Grecia, proprio grazie ai suoi soldi ha strappato il centenario dei giochi olimpici ad Atene nel 1996, portandoli ad Atlanta!). Paese povero= mano d’opera vantaggiosa. E ciò spiega perché la polizia greca difenda il Palazzo durante le sommosse e non la gente in pericolo.

L’ideologia dominante di questo nuovo millennio vuole che le ideologie siano morte, e che il capitalismo, la globalizzazione siano la via maestra della democrazia, ma due conti da ragionieri ci mostrano che sfruttamento capitalistico e democrazia non possono conciliarsi (salvo tornare alla democrazia greca in cui i liberi sono uguali ed hanno diritti, mentre schiavi e stranieri contano meno di zero). Marx sarà anche morto, ma visto che il denaro e la merce decidono ancora il destino delle persone nel mondo, sembra essere uno dei pochi che riesca a dar conto della barbarie che si sta compiendo. Se c’è un Leibniz redivivo mi dia la sua versione dei fatti. Il bello è che in tutto questo il vicario di Cristo dice che aborto e matrimoni gay sono il male del secolo. Se c’è un disegno divino dietro tutto ciò Dio dovrebbe fare prima un po’ di pratica con la rubrica “unisci i puntini” della settimana enigmistica.
PS: non è Silvio che ci salva dal baratro della crisi, se non finiamo come la Grecia è perché nel bene o nel male contiamo ancora qualcosa… e soprattutto siamo anche noi i beneficiari del sistema, attraverso le nostre industrie e i nostri livelli di consumo. Anche noi siamo i parassiti.

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