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Pedofilia, ecco la difesa del Vaticano

giugno 29, 2010

Tratto da http://www.giornalettismo.com

Dopo la decisione della Corte Suprema USA di non discutere la richiesta di improcedibilità diplomatica per la Santa Sede, l’avvocato del Papa di nuovo all’attacco: “I preti non sono nostri impiegati”.

La legge che non consente agli stati sovrani esteri di essere convocati in giudizio davanti a un tribunale americano ha delle eccezioni. Una organizzazione sovranazionale può essere portata in tribunale, per responsabilità civile, se si dimostra che uno dei suoi aderenti ha commesso reati nell’ambito dei suoi doveri di ufficio. Per questo, dopo la storica decisione, da parte della Corte Suprema Americana lunedi, di non ammettere la discussione sull’immunità diplomatica da parte delVaticano proprio sulla base di tale argomento, il legale della Santa Sede, Jeffrey Lena, pensa di poterla spuntare.

RAPPORTO DI LAVORO – Secondo Lena, la Corte Suprema si è ficcata in un bel pasticcio. Concedendo la c 3 topnews 85666 foto Pedofilia, il Vaticano: Spiacenti, non siamo incriminabiliprocedibilità solo sulla base del rapporto di dipendenza lavorativa fra preti e Vaticano, l’avvocato pensa di poter chiudere del tutto la causa. Se la condizione per portare il Papa in tribunale è che egli venga riconosciuto come “datore di lavoro” di tutti i preti americani, peril New York Times Lena è convinto che “appena il caso tornerà presso il giudice a quo, saremo in grado di dimostrare che il Vaticano non può essere ritenuto responsabile per le azioni dei preti, in quanto essi non sono impiegati della Santa Sede.” Infatti, per Lena, la decisione da parte della Corte di non discutere il caso“non è una decisione nel merito”.

MULTINAZIONALE – E il Vaticano, a questo punto, si ritiene abbastanza tranquillo. Sarà abbastanza agevole per Lena dimostrare che la Santa Sede non è un’ “impresa multinazionale, gli amministratori della quale possano essere condotti in giudizio per le colpe degli impiegati, poichè sono le diocesi locali ad intrattenere i rapporti d’ufficio con i presbiteri”. “Per quanto ci riguarda, la linea del rapporto d’impiego semplicemente non è sostenibile”, spiega Lena. “La Santa Sede non paga gli stipendi ai preti, non gli da benefici di nessun genere, non effettua un controllo quotidiano su di essi, ne è rintracciabile nessun altro elemento sintomatico di un rapporto di impiego”. Per quanto riguarda il prete imputato poi, è dubbio che qualcuno in Vaticano conoscesse addirittura della “sua esistenza”. E in questo modo, se Lena riuscisse a spuntarla, le vittime potrebbero al massimo rivalersi sui vescovi locali.

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