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FareFuturo e diritti civili, più a sinistra del PD?

giugno 30, 2010

logo fondazione FarefuturoHo cercato appositamente tutti gli articoli rilasciati dal Webmagazine di FareFuturo, fondazione voluta da Gianfranco Fini, che si occupa di politica, attualità e anche cultura. Pur sapendo le origine Finiane (Stefano, non c’è bisogno che me le ricordi bacchettandomi), devo dire che ho trovato condivisibili tantissime opinioni espresse dal loro press office riguardo immigrazione e diritti sociali. Non è nascosto, e lo dichiarano anzi spudoratamente che ormai su alcune questioni importanti l’Italia deve adeguarsi. E citano in ordine voto ad immigrati, coppie di fatto e diritti per le persone GLBTQI. Leggendo tra le varie righe si ha l’impressione che la Laicità sia entrata in qualche modo anche all’interno del centro destra e con grande stupore proprio dal gruppo di Fini, che fino al 1994 aveva dichiarato che i Gay mai avrebbero dovuto insegnare nelle scuole. Il fatto che Fini si sia aperto moltissimo su questioni che prima erano il manifesto del centrosinistra secondo me ha creato lo scontento di tantissime persone di colore rosso. Tolti alcuni termini quali diritti, uguaglianza e laicità il PD non avrebbe nulla in capitolo per poter continuare a contrastare la piccola corrente dell’ex emmesseino. Forse perchè lo stesso PD ha paura a dire Laicità. Ovviamente FareFuturo e Fini sono da tenere sotto osservazione. Soprattuto ora che il PDL è spaccato, su alcune questioni importanti e correlate ai diritti umani il centrosinistra dovrebbe trovare un alleato in parlamento, quando e se mai le camere saranno chiamate a votare su tali questioni. Sotto vi pubblico un articolo tratto dal WebMagazine di FareFuturo…poi a voi cercare di inserirlo nel giusto contesto…

Checche, omosessuali o gay?
Ecco i paradossi della destra

di Alessandro Campi

Dal primo Novecento a oggi, molte destre hanno fatto la loro comparsa sotto il cielo della politica: da quelle fanatiche e intolleranti, nel nome della tradizione e della difesa dell’identità (etnico-razziale, storico-culturale, religiosa o d’altro tipo), a quelle liberali, libertarie e a loro modo “progressiste”, attente come suole dirsi nel gergo odierno alla “grammatica dei diritti”.  Ciò significa,  trattandosi di una famiglia politico-ideologica storicamente “plurale”, persino contraddittoria al suo interno, che non esiste una correlazione tra destra e omofobia, come spesso viene raccontato o suggerito. Ma ciò significa anche che l’omofobia a destra, quando si è manifestata in modo esplicito, negli orientamenti e nei comportamenti singoli o collettivi, ha presentato diverse gradazioni e trovato giustificazioni tra di loro assai diverse.
Un conto, infatti, è il rifiuto dottrinario dell’omosessualità di chi si richiama al diritto e all’ordine naturali, che è la posizione classica di certa destra cattolico-conservatrice (quella stessa che ha contribuito ieri l’altro ad affossare la legge sull’omofobia), tutt’altro è l’atteggiamento persecutorio e repressivo, spintosi sino all’internamento e all’eliminazione fisica, di coloro – a partire ovviamente dai nazisti – che nei “pederasti” e negli “invertiti” hanno  visto un attentato alla sanità razziale del popolo (una preoccupazione in realtà tipica di tutti i regimi dittatoriali, dall’Urss a Cuba). Così come non sono la stessa cosa il dileggio maschilista-militarista che certa destra muscolare ha sempre indirizzato agli “effeminati” e ai “froci”, a metà tra goliardia e spirito di caserma, e il fastidio per i comportamenti sessualmente non conformi alla morale ordinaria, che spesso diviene pregiudizio sociale e rifiuto della diversità, tipico della destra qualunquista e piccolo-borghese, perbenista e bigotta, che ha a cuore solo il proprio quieto vivere e spera sempre che “checche” e “maschiacci” siano soltanto i figli altrui.

E c’è differenza, infine, tra la “caccia al gay” divenuto in tempi recenti lo sport preferito di alcune tribù giovanili metropolitane, intontite da mitologie comunitarie fuori dal tempo e simbologie runico-ariane di cui ignorano il significato,  e il sentimento di minaccia e paura alimentato nella gente comune contro tutto ciò che suona straniero o alieno, si tratti di un immigrato o appunto di un omosessuale, dai cultori odierni della mistica del focolare, leghisti in testa. Insomma, l’omofobia della destra ha assunto nel tempo molte facce e sfumature, sebbene tutte nel segno dell’intolleranza. Ma c’è un elemento che complica, sino a renderlo drammaticamente paradossale, il rapporto di quest’ultima con l’omosessualità: l’esistenza di un immaginario ideologico-iconografico, di un’estetica e di un pantheon di autori e idee che nella storia della destra contemporanea trasudano omofilia e suggestioni omoerotiche, sessualità liminale e spirito di trasgressione.

L’elenco sarebbe sterminato: dai Wandervögel cantati da Hans Blüher agli amori tra i legionari fiumani raccontati da Giovanni Comisso, dalle pose marziali in stile intimo Dolce&Gabbana di Yukio Mishima ai sensuali inni al cameratismo di Robert Brasillach, dall’orientalismo paganeggiante di Alain Danielou ai tormenti cristiani di Giovanni Testori, dal comunitarismo esoterico di Stefan George all’individualismo virile e raffinato di Henry de Montherlant, dalla doppiezza sessuale dell’avventuriero Gabriele D’Annunzio all’esibita pederastia dell’avventuroso Bruce Chatwin.

Si tratta, in molti casi, di esperienze e personalità politico-intellettuali che ancora oggi costituiscono, a chiacchiere e sulla carta, il retroterra culturale e simbolico della destra più estrema e radicale, quella che ancora ama definirsi identitaria e sociale, ribelle e anticonformista, nel frattempo però convertitasi, ed è davvero una curiosa e mai chiarita metamorfosi, nella sentinella della “normalità” borghese e dei valori cosiddetti tradizionali, nella punta avanzata della lotta alla “devianza sessuale” condotta nel nome della triade “Dio, Patria e Famiglia”. Se si tratti di schizofrenia o più semplicemente di ignoranza, rispetto a radici ideologiche che questa destra ancora esibisce con orgoglio avendole tuttavia mal digerite o mal comprese, lo decida a questo punto il lettore.

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