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Affitasi stanza – No animali, no Gay.

luglio 4, 2010

Di Marco Pasqua da http://www.repubblica.it

“No gay. No animali”. L’annuncio non lascia spazio a dubbi: pr condividere l’appartamento si escludono tassativamente le persone omosessuali. Trovare una casa in affitto può essere difficile. Per un gay lo è ancora di più, come dimostrano le email spedite in risposta ad alcuni annunci pubblicitari. E una serie di telefonate effettuate da Como a Catanzaro. “Non rientra nei parametri”, “l’idea non mi alletta”, “non ho mai avuto esperienze del genere” e così via. Il campionario dei rifiuti omofobi è vasto, e viene spesso articolato con imbarazzo, oppure con una più sfacciata fierezza. Una richiesta di spiegazione, generalmente, termina con un “non me la sento”.

Negli annunci pubblicati sul web, sui portali che, generalmente, vengono utilizzati dagli studenti per cercare camere o posti letto, può quindi capitare di imbattersi nella postilla “no gay”. Sul sito Kijiji, ad esempio, l’affitto per un posto letto nella zona di Rogoredo esclude rigorosamente alcune categorie di persone: “No fumatori, no chi russa, no gay e solo per persona seria in grado di pagare l’affitto”. Stesso tenore un annuncio per una camera singola, in via Amendola, a Bologna. Nell’appartamento vivono altri due lavoratori. La filosofia della casa è così sintetizzata: “No gay. No party. No fumatori”. Anche a Lissone si affitta una stanza, in un appartamento di tre vani, solo a “persone referenziate”, e si puntualizza: “uomini etero, no gay”.

Anche chi è in cerca coinquilini, tiene spesso a precisare l’orientamento sessuale desiderato. È il caso di un giovane in cerca di una stanza, a Milano, da settembre: “Sono ragazzo studente, serio, ordinato. No gay, casinisti e chi fa uso di droghe e alcol”. Una email per chiedere chiarimenti si è rivelata vana e non ha portato a nessuna risposta. Su circa 50 email inviate per altrettanti annunci per l’affitto di appartamenti e camere, e in cui si dichiara esplicitamente l’orientamento sessuale, hanno risposto positivamente in venti. Si tratta in prevalenza di agenzie immobiliari.

Più sfaccettati i comportamenti dei proprietari o degli altri inquilini, quando il contatto avviene via telefono. Il “no” può arrivare dopo qualche momento di imbarazzo, oppure si cerca di prendere tempo, rinviando la decisione. A Napoli, per una camera al Vomero, dopo un primo contatto, in cui la proprietaria chiede qualche giorno di tempo per parlare con l’inquilino che già vive nella casa, il rifiuto è netto: “Gli ho parlato, ma mi ha detto che non era molto favorevole. Non se la sente”. Eppure la stanza è singola. Netto anche un ragazzo studente di Catania. In questo caso si tratta di condividere una camera doppia. Prima tentenna, ma poi si decide: “Per me sinceramente è un problema, perché non ho mai avuto un’esperienza tale nella mia vita. La cosa non mi alletta tanto”. Inutile spiegargli che il condividere un appartamento, non significa necessariamente dormire nello stesso letto.
Da Catanzaro, invece, per una casa di tre stanze, ancora tutte da locare, il rifiuto è così motivato: “Lasciamo perdere. Non so se riusciamo a trovare altri”. Il timore del locatore, è che altri inquilini potrebbero eventualmente non “essere d’accordo”. E se gli si fa notare che le stanze sono singole, lui replica convinto: “Ma il bagno e la cucina sono unici”. Da Como, poi, una donna risponde che un inquilino gay viene scartato perché non può essere definito “nei parametri”. Inizialmente dice che la “stanza è da dividere con un altro ragazzo”, anche se l’annuncio parla chiaramente di una singola. “Comunque se lei è un omosessuale, non possiamo accontentarla. C’è un’altra persona, anche per il rispetto nei suoi confronti”. Ma non potete chiedergli un parere? “No, so già che non sta nei parametri”.
A Roma, anche qui per una stanza, nella zona della Prenestina, dopo una iniziale esitazione il proprietario preferisce “lasciar perdere”, perché “nell’altra stanza c’è un ragazzo e non so se la cosa può creare problemi”. Ci sono anche casi di persone che cercano di rinviare il rifiuto, utilizzando il classico “mi lasci il numero e le farò sapere”. Da Milano rispondono: “Va bene, a patto che non inviti altri amici”. Una signora, a Roma, di fronte alla richiesta di prendere in affitto un appartamento, per due persone, ha dapprima esitato, e poi  –  saputo che solo uno dei due aveva la busta paga  –  ha preferito declinare l’offerta. Una proprietaria romana ha associato l’omosessualità del richiedente al sovraffollamento: “Vorrei sapere chi viene, perché non vorrei trovarmi la casa occupata da troppe persone”.

Naturalmente ci sono state anche risposte positive, di chi ha dichiarato tranquillamente che non aveva alcun problema ad affittare ad una persona omosessuale. Quasi sempre, è avvenuto nel caso della locazione di un appartamento. Più difficile quando si tratta di una stanza o di un posto letto, anche quando si tratta di ambienti occupati da universitari. Anche per evitare contrattempi, sempre più persone tendono a specificare il loro orientamento sessuale negli annunci, oppure richiedendo un alloggio “gay-friendly”. Il portale Easy Stanza, dedicato alla ricerca di camere e posti letto, permette già ad ogni utente di indicare il proprio orientamento, e anche quello del coinquilino “ideale” che si sta cercando.

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