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Teatro e censura – Quando rappresentare diventa un privilegio.

luglio 19, 2010

E’ degli ultimi giorni la notizia che a Milano la giunta Comunale ha invitato il direttore Artistico del Teatro Out Off a rivedere la sua programmazione. Un invito a ritirare lo spettacolo intitolato Orgia. L’assessore teme che tale titolo e contenuti possano in qualche modo essere dei cattivi esempi e portare giovani e adulti fuori sulla cattiva strada.

«Mi hanno detto che sarebbe meglio non toccare temi scabrosi come l’omosessualità. Una cosa imbarazzante, qui si sta parlando di Pasolini […] Ho chiesto di avere per iscritto una comunicazione ufficiale che giustificasse la richiesta. Resto in attesa, ma non ho nessuna intenzione di fare marcia indietro. Se una amministrazione pubblica pretende di decidere che cosa va visto e che cosa no, non mi sembra fuori luogo parlare di censura».

Cosi dichiara il direttore sconcertato. E’ già parlare di temi scottanti e non comuni non è cosa facile. Ma sul teatro la censura non deve mai avvenire. Per un semplicissimo motivo: il pubblico che va a Teatro non si imbatte casualmente nella rappresentazione, ci va per una piena consapevolezza di quanto visionerà. A differenza di TV o Cinema, dove spesso ci si trova a vedere qualcosa “perchè lo fanno tutti o si era di passaggio”. A teatro si dovrebbe lasciare libera interpretazioni a chi mette in scena i propri pezzi, spesso concedendosi anche il rischio di voler mostrare qualcosa che esiste e non si dovrebbe ricordare. Il Teatro è rendere extracorporee realtà che purtroppo possono circondare le persone comuni. E le difficoltà nascono spesso per le piccole compagnie amatoriali, che non sempre scelgono testi convenzionali. Molte volte rappresentare autori come Harold Pinter può diventare un problema se e quando il testo risulti forte in parole e contenuti. E’ facile che direttori artistici bollino con un “è troppo volgare” qualcosa che sia stato scritto con coscenza e un messaggio ben preciso. Se registi e attori sanno portare gli spettatori verso una visione consapevole del testo perchè doverli bloccare a priori?  Ad esempio per la compagnia di cui faccio parte – Skenèxodia – non è facile trovare la location per il testo “Ritorno a Casa” di Pinter. Un testo in cui vengono raggruppati tutti i difetti seri e violenti esistenti al mondo all’interno di un’unica famiglia. Un concentrato di quelle che sono sfaccettature di una realtà che spesso si vive in sordina tra le quattro mura, nel silenzio dei soprusi e delle violenze gratuite presenti nel nucleo familiare. Il poterle rappresentare spesso non è facile, ma troveremo un posto e ne saremo più che contenti.

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