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Il PDL caccia FINI, Bersani si dichiara non pronto al voto.

luglio 29, 2010

Solitamente in un paese democratico, l’opposizione quando vede il partito di Maggioranza arrancare farebbe di tutto pur di chiedere le elezioni anticipate. Sarebbe successo in ogni paese dell’Unione Europea. Eppure eccomi qui ad usare un condizionale. E’ si, perché noi, sempre in contro-tendenza abbiamo il leader del PD che davanti alla scissione tra Finiani e Berlusconiani, anziché alzare il tono fa una dichiarazione che mi lascia esterrefatto su eventuali elezioni anticipate:

“Non è un cosa nelle nostre disponibilità o nelle nostre intenzioni, la maggioranza è di fronte a un percorso nuovo, cosa fanno: galleggiano? Fanno uno strappo?». Su un Pd che vota con “finiani”, Bersani dice: «Se si parla di ristabilire la democrazia, di legalità, di temi fondanti, non abbiamo pregiudiziali».

Si è pronti a tutto quando non si ha in mano niente. Una politica che lascia il PD inserito in una probabilistica soluzione che potrebbe risultare del tutto anti democratica, poiché dubito e spero con ragione che chi ha votato PD alle scorse politiche si sarebbe mai aspettato una probabile alleanza tra ex MSI, UDC e PD. Ovviamente questo fa felice D’Alema, che continua in questo modo da dietro le quinte a muovere un partito affiliato agli esponenti cattolici. (Si veda ad esempio lo scandalo con i vertici del CSM). E se poi a sinistra c’è qualcuno che urla di avere una valida alternativa che non sia tecnica (leggasi Vendola) il PD lo intima a tacere e a pensare alla puglia.

Ma a questo punto le domande nascono spontanee, il PD è intenzionato a fare l’opposizione o è diventato filo-governatore?

In una democrazia seria a seguito del Berlusconismo sarebbe nata una opposizione senza precedenti, capace, democratica con principi ed idee talmente forti da distruggere lo pseudo dittatore. E invece no, la nostra opposizione non sa nemmeno da dove cominciare, perchè ha attuato dal 1994 un tipo di politica del tipo : “Berlusconi è brutto e fa la Bua all’Italia”.

E ora che avremmo avuto modo di chiedere al paese una svolta seria non abbiamo un’alternativa valida, se non quella di dire “vabbe’  ma siamo in Italia, che vi aspettavate?”.

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