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Io Gay – La storia del mio Coming Out.

luglio 1, 2010

Sin da quando ero bambino ho saputo di essere diverso in qualcosa, mi ero accorto che io provavo attrazione e amore nelle persone del mio stesso sesso. Ricordo il mio “primo” amore a otto anni. Era un ragazzo poco più grande di me, veniva in montagna dove andavo io, aveva i capelli neri e occhi verdi. Ovviamente non sapeva nulla di quello che pensavo e immaginavo su di lui. Pensieri innocenti, di un bambino che nemmeno sapeva cosa fosse la malizia. Sognavo di ballare con lui un lento, di poterlo solo abbracciare e sapere che anche io gli piacevo, e quante volte chiudevo gli occhi immaginando questa semplice cosa. Non ricordo nemmeno come si chiami ora, tanto il ricordo è lontano, tanto il ricordo è svanito.
Sta di fatto che l’unica cosa che mi portavo dietro era questa diversità. Nemmeno sapevo di essere gay, una parola per me sconosciuta e priva di significato. Quando la sentivo al telegiornale o uscire di bocca da mio padre ricordo sempre che gli veniva aggiunto quache commento negativo. Io ero semplicemente attratto dai miei amichetti, e non dalle amichette. E non c’èra niente di male. Era solo quello che sapevo.
Poi piano piano smettevo di essere bambino, ogni sera che andavo a dormire diventavo un giorno più vecchio e mi accorgevo che il mondo affianco di me cambiava, mentre io in qualche modo rimanevo sempre lo stesso. Cominciai a capire che una parola di tre lettere piano piano stava dando un nome a quell’attrazione che avevo dentro di me; quella parola “gay” che avevo sentito iniziò ad avere senso, e man mano che lo assumeva, per me, da parola normale e sconosciuta stava cominciando a diventare una parola di cui iniziai ad avere paura. Perchè affianco a quel termine “gay”, qualcuno, per qualche strana ragione doveva aggiungerci sempre parole diverse: “malato”, “pedofilo”, “pervertito”, “pederasta”. Parole che alla mia ingenua età di 13 anni non avevano senso, come non lo aveva la parola “gay” anni prima. Alle medie presi la cotta per un ragazzino biondo occhi azzuri molto carino, e iniziai a frequentare, da figlio di famiglia cattolica l’oratorio, che sarebbe stato parte di me per un lungo tempo. Intorno ai 12-13 avevo già altri segni di diversità nel mio stile di vita. Non giocavo a pallone, non mi piaceva parlare di “fica” con i compagni, ma preferivo parlare con le mie amiche, giocare con loro, e sentire e osservare i loro commenti sui maschietti della classe, che cascasse il cielo erano di uno spudorato infinito. Ogni volta che qualcuno mi diceva: “aho hai visto che bona quella?” io fingevo di condividere, sapendo che già dovevo mentire se volevo stare tranquillo. Da questo mio comportamento iniziarono le prese in giro, in classe venivo appellato “frocio” da mezzo mondo tra le risa generali. Socializzai solo con tre-quattro ragazzi, gli unici che non mi prendessero in giro.
Ma i miei guai li erano solo iniziati. Il mio vero problema iniziò quando fui costretto ad andare in vacanza al mare con i miei, un campeggio militare, dove Dio solo sa, quali famiglie moraliste vi abbia raggruppato. In quella prima estate scoprii quanto mi piaceva ballare, sentire la musica dentro il mio corpo e quando mi sentivo libero mentre lo facevo. Ovviamente della mia età, maschio, ballavo solo io, perchè per gli altri era cosa da femminucce. Quella passione fu solo l’inizio del mio travaglio. All’improvviso tutti quei figli di papà smisero di chiamarmi per nome, forse a nessuno interessava che ne tenessi uno, per sostituirlo con “frocio”. Ogni volta mi chiamavano così, mi guardavano male e mi dicevano “è arrivata la ballerina”, fatela passare… Mi vergognavo, temevo che i miei scoprissero che li in campeggio tutti mi chiamavano femminuccia, e che venivo escluso dai giochi e dalle attività di tutti quei “bravi ragazzi”. Odiavo il campeggio, ogni estate anziché essere felice, sentivo l’angoscia di dover andare al mare, o nelle docce del camping stesso, dove qualche commento o risata era ormai di routine. Forse abituai le orecchie a filtrare determinati insulti, perchè per non aver mai reagito….e ricordo ancora bene i nomi di quei ragazzi, uno per uno, i loro volti il loro timbro di voce. Adesso sono passati 10 anni, e quando torno in quel campeggio, visto che i miei vanno tutt’ora li, anche se non ci sono più quelle persone, sento ancora la stessa paura. Io mi sento ancora la femminuccia disprezzata, io, povero ragazzo diverso in mezzo a tante persone che la pensano nello stesso modo. Ho cercato fino all’anno scorso di convicere mamma a non portarmi più li perchè non mi piaceva, ogni volta cercavo una scusa diversa per non dirle la verità, ma nessuna per lei aveva una ragione importante per far si che non mi portasse con lei.
Purtroppo l’estate non dura in eterno, gli altri otto mesi dovevo andare a scuola e in oratorio. In questo ultimo posto ho conosciuto gli amici più grandi che ho, ma anche avuto le più grandi perplessità dovute a questa mia essenza “contronatura” citata nel bellissimo passo di sodoma e gomorra. Io ragazzo credente, sereno, tranquillo mi sentivo a disagio in casa, con gli amici e alla fine con Dio, quel dio che avrebbe dovuto amarmi, per quelli come me aveva previsto l’inferno a priori senza passare dal via. E sulle note del mio pianoforte la prima canzone che composi in vita mia, in terza media, non fu per un ragazzo, ne per un amore, fu per Lui. Gli chiedevo solo di accettarmi così come ero, perchè io in fondo non facevo male a nessuno…e che condividevo le sue Parole, però non mi davo conto di perchè dovessi pagare per qualcosa che alla fine avevo sempre avuto dentro di me, e alla quale sapevo di non voler rinunciare…ancora suono quella melodia. Mamma la sente minimo una volta al giorno, ma non sa cosa pensa suo figlio mentre la suona.

La mia adolescenza andò avanti. In giro c’erano sempre più ragazzi carini, ormai si stava diventando ometti, quindi barbette e muscoletti comparivano un po’ ovunque. Anche alle superiori il gayradar dei miei compagni etero ci aveva preso in pieno, i primi due anni, quella fottuta parola mi veniva affibbiata come negli altri tre passati. Io non riuscivo a capire se ci fosse uno come me, ma loro, cascasse il cielo trovavano il diverso in un secondo. Ma ormai “frocio” non mi offendeva più…era diventata una parola comune, come “pane”, “acqua”, “casa”…l’avevo sentita così tante volte…
Il problema si spostò totalmente. Ormai era in famiglia…passai i 15, i 16, e i 17 anni senza fidanzarmi, e le domande dei miei e dei parenti cominciavano a farsi imbarazzanti.
“ma quando ti fidanzi?”
“non c’è nessuna che ti piaccia della classe?”
“hai visto alice, ti ci vedo bene insieme con lei…”
E io ogni volta che rispondevo, si è carina, no non mi piace il suo carattere…ma fino a quando queste risposte avrebbero avuto senso??
E in più ogni volta che il tg nominava i gay, ecco che mio cognato li malediceva, i miei anche si guardavano con occhi indignati davanti alla tv. Ma quelle parole e quegli occhi non sapevano che erano rivolte a me.
L’11 settembre 2001 fu un giorno orribile per tutta l’umanità. Per me lo fu anche per un evento in più. Eravamo a pranzo da parenti, nella bellissima trieste. Mia zia, mentàlità aperta del nord, non so come e perchè tirò fuori l’argomento. Disse che non c’era nulla di male ad essere gay e che se avesse saputo che un suo figlio o un nipote si fosse scoperto tale, beh lei avrebbe solo pensato alla sua felicità…mi si illuminarono gli occhi davanti quelle parole, ma ci penso mia mamma a smontarle dicendo che non era giusto, che era una mallattia, e che si sarebbe dovuto trovare un rimedio.
Mia zia allora arrabbiata le porse la peggior domanda di tutti i tempi:

“E se tuo figlio lo fosse gay, tu che faresti?”

Avrei voluto perdere l’udito e non ascoltarla la risposta, che fu: “non è possibile, mio figlio è sano, e non è gay”. Tradotto alle mie orecchie fu: “sei gay e malato, visto che <sano> non sei”.
Quella frase mi rimase indelebile a lungo. A farmela dimenticare ci furono gli attentati, so che è brutto da dire…ma per me fu così.

Vissi due anni in sordina, solo in cameretta. Ovunque andavo sentivo commenti disprezzanti su quelli come me, e il mio pc e la mia stanza divennero gli unici veri amici. Sentivo echeggiare ogni secondo i commenti delle persone che conoscevo, un tantra che si ripeteva nella mia mente, pesante, che ogni secondo che scorreva mi schiacciava di più, fino a quando un giorno decisi che forse era meglio farla finita. Tanto ero un errore per tutti, qualcosa da prendere in giro e basta. Ma il destino mi telefonò proprio mentre stavo per saltare dalla finestra della mia casa. Cara amichetta mia, ti ringrazio per avermi telefonato quel giorno.
Ok, la morte l’avevo sfidata, non so descrivere cosa si prova quando si decide di porre fine alla tua vita, ma da li ricavai una forza energica.
Era arrivato il momento di vivere…e cercare per quanto fosse possibile di ignorare i commenti.
L’oratorio andava bene, facevo ormai l’animatore, il mio rapporto con Dio me lo ero “sistemato” io a parole. Gli avevo detto liberamente una volta in preghiera che io avrei vissuto, confidando nel suo amore, ma che se alla fine ero “sbagliato”, beh ne avrei accettato la sua “maledizione”, anche se non ne avrei condiviso le cause. Giocavo, parlavo con i ragazzi di vita, di valori, di quanto è bello credere e che l’amore verso il prossimo era la cosa più bella che esistesse. Intanto in una mia seconda vita parallela ebbi il mio primo ragazzo, con il quale stetti per nove mesi.

Mentre ero con lui decisi di prendere la decisione più grande della mia vita. Dirlo ai miei. Ricordo quel giorno come fosse ieri, ormai è passato un anno e qualche mese.
Non mi aspettavo di certo che mamma ballasse alla notizia, ma nemmeno che i stava per dire le cose peggiori che avessi sentito nella mia vita. Dal malato che necessita di cure ormonali, dell’essere impotente e che per questo avevo deciso di prenderlo al culo (parole testuali), dal rischio di essere intercettato dalla polizia per reati come pedofilia, dal fatto che avrei dovuto leccare una bella figa…tutte parole dette ad un figlio a raffica, ogni giorno per buona parte della sua vita fino a mandarmi dallo psicologo per tre mesi, poi alle strette la obbligai a farmi smettere.
E gli amici che sanno di me dicono “devi capire mamma, poverina, non è facile accettare una cosa così”…e io mi sforzo di capirla, ci provo e riprovo, ma nessuno capisce me? Da quando ho otto anni che vivo con lo sforzo di capire chi mi insulta, ma anche in famiglia ora è troppo. Menomale che qualche volta almeno mi dice che mi vuole bene…anche se lo fa con quegli occhi di chi vorrebbe un figlio diverso, battuta infelice che poi una volta si lasciò uscire di bocca.
Parole, sparate in un secondo che aggiunte a quelle che ricevetti in passato hanno ferito il mio cuore più di uno schiaffo, di un pugno o di una percossa…ma la mia vita andava avanti, ormai ero in gioco…quasi fiero di me.
Dovetti lasciare su invito di mio padre e di una suora l’oratorio, avrei potuto ricevere senza alcuna ragione delle denunce o comunque avrebbero potuto lamentarsi i genitori dei bambini che io avrei potuto fare qualcosa con i loro figli…(ma dove arrivano le menti dell’uomo voglio sapere), a grandissimo malincuore ho perso ogni relazione con loro, tra cui il un ragazzino, a cui volevo e voglio un bene dell’anima, di cui avrei dovuto essere stato il Padrino alla cresima, ma ormai io non esisto più…

Allontanato dal mio mondo, dai miei amici dell’oratorio arrivò il momento di rifarsi una vita, che adesso non vi racconto, in cui come reazione a tutto quello che ho vissuto si sta trasformando in qualche modo orgoglio. L’orgoglio è il contrario della vergogna. Se mia madre non è orgogliosa di come sono io, lo sarò io per me stesso.

Ho scritto questo post perchè ho visto da qui, ora vivo in Spagna, e non me ne vogliate se sceglierò di vivere fuori dal “mio” paese, tutto quello che è successo in italia a seguito dei Di.Co e del pride, dei manifesti di FN, dei commenti della destra, e della sinistra di destra…prima di parlare e sparare a zero parole di cui non avete nemmeno la minima concezione, beh questo è quello che c’è dietro un “frocio” o “omosessuale”.
Non è valore quello che andate predicando voi, “non è famiglia una che ti obbliga ad andare dallo psicologo”, un padre che bastona un figlio omosessuale, o un padre coglione di un bambino deficiente che offende un suo compagno che riesce a denunciare la maestra.
Non è famiglia chi insegna odio, e chi non insegna ad amare chiunque…e se io sono stato il frutto di una famiglia etero..vuol dire che il vostro modello di cui andate fieri forse pecca di per se e non è di certo colpa mia…io sono figlio di etero e sono gay da quando ero piccolo, io non mi sento più in colpa di niente, io colpe non ne ho, ora voglio vivere sereno e allo scoperto, e godermi quei 10 anni, che le persone con i grandi valori mi hanno sottratto facendomi sentire inferiore. A me il passato non lo rende nessuno, ma posso ancora lottare per il mio futuro

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7 commenti leave one →
  1. Valerio permalink
    luglio 1, 2010 5:11 pm

    Grazie per questa nota davvero toccante. Non posso capire quanto dolore tu posso aver dovuto sopportare e tutte le sofferenze che hai dovuto affrontare. Sono convinto che riusciremo un giorno a vivere in una società in cui conti solo quanto amore dai al prossimo e non il tuo colore o le tue preferenze, sessuali o meno… Grazie per avermi toccato il cuore con quello che hai scritto! grazie!

    • luglio 1, 2010 5:19 pm

      E’ un percorso che purtroppo molti ragazzi passano. Ora sto bene con me stesso. Leggerlo a volte mi apre ricordi che credevo cancellati. Evidentemente non è cosi…sicuramente condividerlo è dare a chi ancora è rinchiuso in se una piccola chance. Di uscire e di essere felice di quello che è. Grazie per essere passato di qui

  2. vincenzo P. permalink
    luglio 3, 2010 3:14 pm

    ciao claudio forse sembrerà fuori luogo il mio intervento…sn parole bellissime e profondissime con una storia similare alla mia e che magari avrei voluto condividere se qlkno m avesse permesso di conoscere meglio i propri amici, nonostante le mie forte pressioni e il mio interesse a conoscere persone che fanno parte della vita del mio ex..forse per questo ì sono uscite dalla vostra bocca pensieri poco carini vedi pazzo paranoico nel viaggio a barcell ,e così da parte mia poco fiducia in te e negli altri suoi amici…! io pensa ke vengo da un territorio ancora + bigotto e coatto, paesino del sud dove tutto si amplifica al 1000 per 1000 e piano piano cn tanto coraggio lo sto dicendo a tnta gente fregandomene dellla loro reazione, nonostante il mio ex continuasse a dire senza un minimo di comprensione che sn un represso…ma vabbè! ciao a presto!

  3. luglio 5, 2010 6:32 pm

    Questo che ho letto è forse il tuo primo post molto personale (non che voglia dire molto, solo che sono un nuovo lettore: però magari mi fermo se non ti spiace).

    Non so altro di quello che scrivi e che mi ha colpito nella, vorrei dire, severità e rigore con cui lo racconti, quasi fosse una dissezione. Penso che se se riuscito a scrivere una cosa così difficile è perché stai cominciando a rielaborare il tuo vissuto e a rimettere in fila le scelte e gli avvenimenti della tua vita. Poi, magari, un giorno troverai un bel ragazzo spagnolo che si innamorerà perdutamente di te e allora penserai che tutto è accaduto per un motivo, e che esistono balsami anche per le nostre ferite più grandi. Fino a quel giorno, forse fai bene a stare in Spagna e a respirare un’aria diversa, e a pieni polmoni.

    • luglio 5, 2010 6:47 pm

      Ci sono dei piccoli aggiornamenti sulla situazione, sono tornato a Roma a fine 2007, poi ho vissuto in Inghilterra fino a ottobre 2008. Li mi sono fidanzato, con il mio ragazzo, che ora vive con me. I miei sanno, e devo dire che in tre anni sono cambiate parecchio. A livello familiare. Purtroppo non a livello Nazionale. Che pena. Ti ringrazio per essere passato di qui. Ti invito a leggere anche altri post. Trovi un po’ di tutto. Un saluto

  4. luglio 5, 2010 8:35 pm

    Allora dovrò aggiornarmi 🙂

  5. Fabrizio permalink
    maggio 4, 2012 12:36 pm

    Bello, bello, bello! Una storia molto simile alla mia, forse un poco più disperata.. Mi ci sono rivisto e mi ha commosso! Son davvero felice per il lieto fine. Ti auguro di recuperare la felicità che ti è stata sottratta in passato tanto quanto lo auguro a me stesso 🙂

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